Aliunde perceptum e licenziamento illegittimo, di cosa si tratta

29 Ott , 2025 Indagini Aziendali

Aliunde perceptum e licenziamento illegittimo, di cosa si tratta

Nel panorama del lavoro, i casi di licenziamento illegittimo sono molto diffusi. Quando viene interrotto il rapporto tra datore di lavoro e dipendente in maniera tale da configurare un licenziamento non fondato su di una giusta causa o un motivo oggettivo valido, scatta, da parte del lavoratore, una richiesta di risarcimento danni (che gli spetta a norma di legge). L’azienda che ha implementato il licenziamento può cercare di ridurre l’ammontare dell’indennizzo dovuto provando l’esistenza dell’Aliunde perceptum.

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Che cos’è l’Aliunde Perceptum?

Aliunde perceptum’ è una locuzione latina che, alla lettera, significa ‘percepito altrove’. Nell’ambito del diritto del lavoro, essa indica i compensi che un lavoratore ha ricevuto da parte di un soggetto terzo dopo essere stato licenziato. In altre parole, dopo la rescissione del contratto, il dipendente licenziato ingiustamente, ha svolto una nuova attività lavorativa presso un altro soggetto e ha maturato un reddito ancor prima di ricevere un indennizzo a titolo di risarcimento danni da parte della società o dell’azienda presso cui era impiegato in precedenza.

È chiaro, quindi, che l’aliunde perceptum venga chiamato in causa quando si concretizza un licenziamento illegittimo. A tal proposito, l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori stabilisce che, qualora il giudice dichiari nulla la rescissione di un contratto di lavoro, il datore o l’imprenditore è obbligato alla “reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, indipendentemente dal motivo formalmente addotto e quale che sia il numero dei dipendenti occupati”. In aggiunta, al lavoratore licenziato spetta un risarcimento “del danno subito per il licenziamento di cui sia stata accertata la nullità stabilendo a tal fine un’indennità commisurata all’ultima retribuzione globale di fatto maturata dal giorno del licenziamento”.

Differenza tra Aliunde Perceptum e Aliunde Percipiendum

Sebbene spesso vengano confusi, l’Aliunde perceptum e l’Aliunde percipiendum sono due concetti giuridici distinti che un’azienda deve comprendere per tutelare i propri interessi.

Aliunde perceptum si riferisce ai redditi effettivamente percepiti dal lavoratore in seguito al licenziamento. In questo caso, l’azienda deve dimostrare che l’ex dipendente ha svolto una nuova attività lavorativa e ha ricevuto un compenso. Le prove possono essere documenti fiscali, buste paga, o anche prove raccolte tramite una scrupolosa attività investigativa.

Aliunde percipiendum, invece, riguarda i redditi che il lavoratore avrebbe potuto percepire se avesse agito con diligenza per trovare una nuova occupazione. Il concetto è più complesso da dimostrare perché non si basa su fatti concreti, ma sull’assenza di un’azione. L’azienda deve provare che il lavoratore ha volontariamente trascurato l’obbligo di “limitare il danno” e non ha cercato attivamente un nuovo lavoro, nonostante ne avesse la possibilità. La dimostrazione può passare attraverso l’analisi dei suoi comportamenti e delle sue azioni nel periodo successivo al licenziamento.

Come si calcola l’Aliunde Perceptum?

La questione del calcolo dell’Aliunde perceptum è essenziale e richiede un approccio meticoloso. La base di partenza è l’indennità risarcitoria, che si calcola a partire dall’ultima retribuzione globale di fatto. Da questo importo, si sottraggono i redditi che l’ex dipendente ha guadagnato nel periodo successivo al licenziamento, fino al momento della sentenza. L’operazione serve a quantificare il “beneficio” ottenuto dal lavoratore e ridurre di conseguenza l’ammontare del risarcimento dovuto dall’azienda.

È qui che entra in gioco l’importanza della prova. La Cassazione ha più volte ribadito che l’onere della prova ricade sul datore di lavoro. L’azienda, per dimostrare l’esistenza di tali redditi, può avvalersi di strumenti investigativi per raccogliere documentazione, testimonianze o altre evidenze che attestino l’effettivo svolgimento di una nuova attività lavorativa da parte dell’ex dipendente.

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Aliunde Perceptum e licenziamento illegittimo

Nei procedimenti che riguardano un licenziamento illegittimo, il datore di lavoro può, nel proprio interesse, dimostrare come l’ex dipendente abbia ‘limitato’ il danno grazie ad un nuovo impiego oppure non abbia fatto abbastanza a tale scopo. Ciò che è importante sottolineare è che la prova di aliunde perceptum è un onere a carico del datore di lavoro, ossia spetta alla società o all’azienda che ha operato il licenziamento dimostrare che l’ex dipendente abbia maturato reddito nel periodo seguente la data dell’interruzione del rapporto di lavoro (oppure che non abbia fatto ciò che era necessario o sufficiente per ottenere una nuova occupazione).

La sentenza della Cassazione sopra citata, infatti, stabiliva anche “il datore di lavoro che contesti la richiesta risarcitoria pervenutagli dal lavoratore è onerato, pur con l’ausilio di presunzioni semplici, della prova dell’aliunde perceptum o dell’aliunde percipiendum” mentre va escluso che sia il prestatore di lavoro a doversi far carico di dimostrare una qualsiasi circostanza che gli abbia consentito di ridurre il danno subito per via del licenziamento.

Di contro, i giudici della Cassazione hanno affermato come il lavoratore sia chiamato a limitare tale danno “attraverso un’agevole attività personale, o mediante un sacrificio economico relativamente lieve” e non certo tramite attività che risultino particolarmente gravose o che lo espongano a rischi eccezionali. In altre parole, l’aliunde percipiendum si concretizza nel momento in cui il creditore viene meno all’obbligo di cooperazione per evitare l’aggravarsi del danno.

Investigazioni private per rilevare l’Aliunde Perceptum

Come già accennato, è compito del datore di lavoro produrre le prove che testimoniano il sussistere dell’aliunde perceptum o percipiendum. In entrambi i casi, è possibile rivolgersi ad agenzie di investigazione private che possano svolgere indagini di controllo a carico degli ex dipendenti che abbiano ottenuto l’annullamento del licenziamento e, di conseguenza, abbiano inoltrato una richiesta di risarcimento dei danni.

Le indagini vengono richieste dal mandante (il titolare o un legale rappresentante dell’azienda o della società chiamata a farsi carico dell’indennizzo) e si sviluppano in maniera diversa in base alle casistiche specifiche. I casi di aliunde perceptum, infatti, sono più semplici da dimostrare: gli investigatori possono orientare le proprie attività di indagine alla ricerca di riscontri oggettivi, ossia prove di reddito maturato dopo la data del licenziamento oppure documenti ufficiali che attestino come il dipendente occupi una posizione lavorativa ottenuta a seguito dell’interruzione del precedente rapporto di lavoro.

Questo genere di verifiche, che rientra nell’ambito delle indagini sui dipendenti, è in grado di produrre un prospetto riassuntivo di tutte le fonti di reddito che il soggetto delle indagini ha avuto nel lasso di tempo seguente il licenziamento. In alternativa, gli investigatori possono accertare lo svolgimento di una qualsiasi attività lavorativa, anche non regolarizzata, che abbia portato introiti al dipendente licenziato. La raccolta di prove a dimostrazione di queste eventualità passa attraverso tecniche quali l’appostamento e il pedinamento, così da monitorare le attività giornaliere della persona oggetto delle investigazioni. In aggiunta, l’agenzia investigativa può acquisire prove documentali.

Per quanto concerne l’aliunde percipiendum, esso è per sua stessa natura meno semplice da definire e quindi da provare. Non esiste un parametro oggettivo per stabilire fino a che punto un dipendente licenziato non si sia attivato a sufficienza per rientrare, entro un termine ragionevole dalla data di licenziamento, nel mondo del lavoro. Gli stessi riferimenti normativi e la relativa giurisprudenza si fondano su principi di ‘ragionevolezza’ che consentono un buon grado di flessibilità interpretativa, anche in relazione ai singoli casi. Ad ogni modo, resta l’onere della dimostrazione a carico del datore di lavoro che voglia ottenere una riduzione dell’ammontare del risarcimento; gli investigatori incaricati possono attestare lo scarso impegno profuso da parte del dipendente licenziato, registrare le attività giornaliere e provarne l’assenza (o la poca consistenza) di tentativi concreti di ottenere una nuova occupazione.

 


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