Cos’è un certificato medico falso e come scoprirlo

11 Apr , 2019 Investigazioni Aziendali

Cos’è un certificato medico falso e come scoprirlo

L’assenteismo è un fenomeno piuttosto diffuso all’interno del mondo del lavoro. Un comportamento assenteista consiste nella mancata presenza sul luogo di lavoro senza che vi sia un valido motivo (o meglio, un reale impedimento) adducendo giustificazioni fittizie. Premesso che, entro certi limiti e con precise modalità, il dipendente ha il diritto ad assentarsi dal luogo di lavoro, capita di frequente che questi utilizzi una finta certificazione medica per motivare la propria assenza.

Quando si parla di certificato medico falso

Si parla di certificato medico falso quando la certificazione attesta uno stato di malattia o un infortunio che, in realtà, non sussistono. In tal modo, il dipendente – con la complicità del medico che redige il certificato – dichiara di non essere in grado di recarsi sul luogo di lavoro. I certificati medici falsi sono uno degli espedienti più utilizzati dai lavoratori assenteisti, per motivare sia le assenze estemporanee sia quelle ‘strategiche’.

Certificato medico e falso ideologico

Il rilascio di un certificato medico falso può configurare il reato di falso ideologico. È quanto emerge dalla sentenza n. 26318/14 della Corte di Cassazione Penale. In particolare, nelle motivazioni della sentenza, si legge: “integra il delitto di falsità ideologica […] la condotta del medico ospedaliero che rediga un referto con false attestazioni diagnostiche”.

Va però specificato, a tal proposito, che, in sé, il reato di falso ideologico assume connotati differenti a seconda dell’ambito in cui viene commesso. Il riferimento normativo, per i certificati medici, è rappresentato dall’Articolo 481 del Codice Penale che al comma 1 stabilisce quanto segue: “chiunque, nell’esercizio di una professione sanitaria o forense, o di un altro servizio di pubblica necessità, attesta falsamente, in un certificato, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da cinquantuno euro a cinquecentosedici euro”. Lo scopo di lucro rappresenta un’aggravante del falso ideologico in certificato medico; per questo, il comma 2 del medesimo articolo dispone la pena congiunta, ovvero sia la reclusione sia la sanzione pecuniaria.

Restando nell’ambito delle certificazioni mediche, un opportuno distinguo va fatto tra diagnosi falsa e diagnosi errata. In tal senso, il principale riferimento giurisprudenziale è costituto dalla sentenza emessa nel 1999 dalla Corte di Cassazione Penale, secondo la quale una diagnosi è errata (e quindi non costituisce dolo) se formulata sulla base di un’interpretazione inaccettabile a sua volta fondata su presupposti oggettivi. Se invece la diagnosi si basa su premesse oggettive che non corrispondono al vero, essa risulta essere falsa.

In sintesi, in base a quanto sottolineato sin qui, il rilascio di un certificato medico falso è reato. Una casistica leggermente diversa, ma comunque attinente, è quella relativa ai certificati anamnestici rilasciati sulla sola base delle informazioni fornite dal paziente che richiede la certificazione. In altri termini, non basta la parola del paziente per produrre un certificato valido. A stabilirlo è la sentenza n. 3705 emessa il 9 marzo 2012 dalla Cassazione Civile. Nel caso di specie affrontato dai giudici, la Corte ha rigettato il ricorso di un sanitario sospeso per il periodo di un mese dall’attività per aver redatto cinque permessi per malattia a favore di un dipendente pubblico, attestando che quest’ultimo si era assentato dal lavoro a causa di uno stato di indisposizione o malattia (in violazione dell’articolo 24 del codice deontologico della professione medica).

Certificato medico falso e licenziamento

La produzione di un certificato medico che attesti il falso è un reato che espone il medico che lo ha redatto a sanzioni di varia natura. L’utilizzo di una certificazione fraudolenta costituisce un rischio anche per il lavoratore che la sfrutta per ottenere il permesso di assentarsi dal luogo di lavoro senza un motivo valido e comprovato.

Quando si configura questo genere di situazione, spetta al datore di lavoro comprovare l’esistenza del reato che, una volta accertato dal giudice, può costituire un valido motivo per mettere in atto un provvedimento disciplinare di licenziamento nei confronti del dipendente. A questo proposito val bene citare la sentenza n. 25851del 16 ottobre 2018 emessa dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno valutato come legittimo il licenziamento ai danni di un lavoratore che, grazie alla collaborazione di un amico medico connivente, otteneva certificati medici che attestavano una (falsa) patologia psicologica. La posizione del dipendente – poi licenziato  – era stata successivamente aggravata dal fatto che lo stesso svolgesse una seconda attività lavorativa durante i giorni di permesso ottenuti grazie alla finta attestazione medica. Ad ogni modo, la giurisprudenza formata da sentenze pronunciate in precedenza in materia è piuttosto coerente: la presentazione di certificati medici attestanti una finta malattia rappresentano un presupposto sufficiente a motivare l’interruzione del rapporto di lavoro, anche in virtù del mancato rispetto da parte del dipendente dei propri obblighi (correttezza e buona fede) nei confronti del datore di lavoro tale da far venir meno il rapporto fiduciario tra le parti.

Come scoprire che un certificato medico è falso

Poiché i permessi per assentarsi dal luogo di lavoro a causa di una malattia o di un infortunio sono piuttosto frequenti, è nell’interesse del datore di lavoro accertarsi se i certificati medici prodotti dai dipendenti siano veri oppure no (in virtù del cosiddetto ‘onere di prova’).

Nel caso in cui sorgano sospetti a carico di uno e più lavoratori, il titolare dell’azienda (anche attraverso un legale rappresentante) può conferire mandato ad un’agenzia di investigazioni privata di svolgere una serie di indagini di controllo, così da attestare la veridicità (o meno) delle attestazioni mediche prodotte dai dipendenti.

Poiché di frequente un certificato medico attesta una falsa malattia, è quantomeno probabile che il dipendente – durante il periodo di assenza dal luogo di lavoro – svolga attività di natura personale oppure non congruenti con il (presunto) stato di malattia attestato dalla certificazione. Le indagini svolte dagli agenti specializzati in investigazioni aziendali e sui dipendenti mirano a provare condotte fraudolente, raccogliendo prove di vario genere.

Una prima fase di indagine consiste nel verificare le attività giornaliere del soggetto indagato tramite operatività attiva (pedinamento) e operatività passiva (appostamento) in modo tale da fissare in una relazione finale quanto abbia fatto, il tutto supportato da foto e video. La relazione c.d. !fascicolo investigativo! sarà di supporto in un eventuale procedimento giudiziale dove gli investigatori potranno essere citati come testi per giurare quanto visto. Questo elemento è fondamentale nella ricerca dell’agenzia investigativa a cui affidarsi; necessita che abbia personale investigativo c.d. !Collaboratori per gli Incarichi Investigativi Elementari! segnalati in Prefettura ai sensi dell’art. 259 del Regolamento di Pubblica Sicurezza.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *