Come ottenere informazioni su un’azienda dell’Unione Europea

9 Lug , 2019 Business Intelligence

Come ottenere informazioni su un’azienda dell’Unione Europea

L’ormai consolidata globalizzazione dei mercati ha implementato la diffusione di processi di fusione e acquisizione (o anche di più semplice collaborazione commerciale) tra due o più aziende, dislocate sia nella stessa nazione sia in paesi diversi. Si tratta di un iter particolarmente complesso, non privo di criticità, che può – di contro – arrecare considerevoli benefici ad entrambi gli attori protagonisti della transizione.

Perché è importante ottenere informazioni prima di un affare

Ci sono varie motivazioni per le quali un’azienda italiana possa (o sia costretta) ad instaurare un rapporto d’affari con un’azienda estera. Come spiega Salvatore Piccinni, Manager Director Head of Southern Europe di Inside Intelligence & Security Investigation, nella  maggior parte dei casi, la collaborazione tra due soggetti operanti nello stesso campo (o in settori diversi) si fonda sulla possibilità di ottenere reciproci vantaggi, come ad esempio la riduzione dei costi grazie alla condivisione di risorse o l’allargamento dell’area di operatività, con conseguente ampliamento della fascia di clientela cui rivolgersi.

Di contro, non vanno di certo sottovalutati quelli che possono essere i fattori di rischio e le criticità che, nel breve e lungo periodo, potrebbero rivelarsi deleteri per le attività di una o entrambe le aziende coinvolte nell’accordo (di qualunque natura esso sia).

Per questo, prima di formalizzare un accordo, è nell’interesse di ambedue le parti accertarsi delle informazioni fornite dalla controparte e verificare l’attendibilità delle stesse. Le verifiche preliminari possono giocare un ruolo chiave nello sviluppo della fase valutativa e decisionale, orientando – in un senso o nell’altro – lo svolgimento delle trattative, i termini di accordo, la prosecuzione o l’interruzione dei contatti tra gli attori chiamati in causa.

Per questo, la fase che precede la stipula di un accordo è particolarmente delicata e si caratterizza per lo svolgimento di una serie di verifiche specifiche che prendono il nome di ‘due diligence’; vediamo di seguito di cosa si tratta.

Cos’è la Due Diligence estera

Con l’espressione inglese ‘due diligence’ (ossia ‘diligenza dovuta’) si è soliti indicare tutte le operazioni di indagine e di verifica relative ad un soggetto coinvolto in una trattativa. Nella maggior parte dei casi, si tratta di un’azione svolta su base volontaria (per lo più da parte del soggetto acquirente) mentre più raramente rappresenta un obbligo legale.

Spiega sempre Salvatore Piccinni di Inside Intelligence & Security Investigation Le operazioni di due diligence possono essere svolte durante la fase ‘precontrattuale’ ossia durante il periodo di negoziazione tra le parti che precede la sottoscrizione di un qualsiasi tipo di accordo in forma scritta. La due diligence ‘post-stipula’, invece, viene svolta quando le parti hanno già firmato un accordo, senza però formalizzarlo; la terza forma di due diligence è quella ‘post-closing’, che si colloca dopo la firma degli accordi contrattuali.

Ovviamente, le indagini di due diligence possono essere commissionate sia a carico di aziende o altri soggetti italiani sia a carico di aziende europee; in questo caso, si può parlare di due diligence per azienda europea. Nella sostanza, però, il tipo di verifiche da effettuare, così come l’importanza strategica che le stesse possono avere, non cambia. Nel frangente in cui le indagini riguardino un’azienda con sede legale in un paese dell’Unione Europea, la due diligence può essere un’arma in più nelle mani del soggetto acquirente, data la maggiore difficoltà nel reperire tutte le informazioni necessarie allo svolgimento delle dovute analisi valutative. In questa ottica, raccogliere informazioni su un’azienda europea nell’ottica di una possibile acquisizione, o di un’altra collaborazione commerciale di altro genere, rappresenta una fase necessaria alla tutela dei propri interessi, poiché si ha la possibilità di aggiungere riscontri concreti ed affidabili agli elementi già in possesso di chi deve svolgere preliminarmente le dovute verifiche. In altri termini, la due diligence aiuta ad evidenziare con maggior forza i pro ed i contro di un’operazione, supportando la cosiddetta ‘gestione del rischio’ che precede soprattutto le operazioni di maggiore portata.

Come indagare su un’azienda europea

Poiché si tratta di un’operazione complessa e, potenzialmente, determinante per l’esito di un’acquisizione o della stipula di un rapporto di collaborazione, è bene affidare le operazioni di due diligence ad esperti del settore. In particolare, è possibile dare mandato ad un’agenzia di investigazioni privata, specializzate in investigazioni aziendali e azioni di intelligence all’estero. In tal modo sarà possibile usufruire dell’esperienza e delle competenze di figure professionali altamente qualificate.

Salvatore Piccinni di Inside Intelligence & Security Investigation ci spiega i diversi passaggi. La prima fase di indagine prevede l’acquisizione dei dati di identificazione del soggetto della due diligence. Nel caso si tratti di un’azienda, gli agenti raccolgono informazioni quali denominazione, ragione sociale, indirizzi (sede centrale, sedi operative, filiali, uffici ed altro), utenze telefoniche e recapiti; fisiologicamente, questa fase prevede anche l’identificazione della compagine dirigenziale (consiglio di amministrazione e assemblea dei soci). Sarà poi compito degli agenti passare al vaglio le informazioni ottenute, al fine di individuare ed evidenziare eventuali incongruenze.

Una volta completata questa prima fase di documentazione, gli agenti possono procedere con le verifiche inerenti agli aspetti più strettamente tecnici dell’azienda oggetto di indagine.

Gli aspetti sui quali gli investigatori focalizzano la propria attenzione sono diversi e vanno da quello economico-finanziario a quello patrimoniale, passando per il vaglio della situazione patrimoniale fino all’analisi dello status reputazione del target.

Le indagini di due diligence, infatti, puntano ad accertare la solidità economica e finanziaria dell’azienda al centro delle indagini; altro obiettivo di questo genere di verifiche è quello di constatare quali e quanti beni facciano parte del patrimonio di proprietà del target di riferimento, dal momento che una corretta stima degli asset e delle risorse può giocare un ruolo di primaria importanza nell’indirizzare le valutazioni da parte del soggetto acquirente. Parimenti, gli investigatori ricercano prove relative a protesti, pignoramenti o casi di bancarotta che possono incidere sull’affidabilità dell’azienda verso la quale è diretta la due diligence.

Non meno rilevante è l’aspetto operativo. Le indagini, in questo senso, puntano a ricostruire in maniera dettagliata il passato più o meno recente del target, delineandone l’operato ed evidenziando l’eventuale presenza di procedimenti legali a carico. Le investigazioni includono anche le verifiche di conformità (o ‘compliance check’); si tratta di indagini volte a scoprire se un individuo è incluso in una serie di liste speciali (come ad esempio quelle antiterrorismo o quelle antiriciclaggio) e, per tanto, possono riguardare figure più o meno vicine all’azienda europea sottoposta ai controlli di due diligence. Infine, tra i filoni di indagine, trova posto anche quello relativo all’aspetto reputazionale: l’immagine ‘pubblica’ del target (o la percezione che si ha di essa dall’esterno) può costituire un fattore discriminante che l’acquirente ha in diritto di tenere in considerazione in sede di valutazione. L’atto conclusivo delle indagini è la stesura, da parte degli investigatori, di un rapporto finale che offre un resoconto dettagliato del lavoro svolto durante la fase investigativa e dei riscontri ottenuti. Questi ultimi rappresentano un elemento oggettivo sul quale l’acquirente può fare affidamento durante la formulazione della propria valutazione e la discussione dei termini di accordo.

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